Lacrime di eternità

Un salice. Una donna. Una storia che non si può dimenticare.
Bethel, Capoclan Celta, assiste alle conseguenze del suo operato attraverso i rami di un salice.
Lo spirito della donna non riesce a darsi vinta davanti all’incombere di una furiosa guerra tra i propri figli, un conflitto che risiede tanto tra le due fazioni della popolazione quanto all’interno dei protagonisti.
Volontà, ispirazione e amore si scoprono essere le forze più dirompenti e magiche a disposizione dell’uomo, capaci di trascendere la carne, il tempo e lo spazio.
Un romanzo onirico profondamente intimista e simbolico, che offre allegorie preziose e sensibilizza verso il legame dell’uomo con le proprie radici, situate tanto nelle profondità del sé quanto nella Natura.
“Il disastro dell’amore è che sei nudo in una danza di coltelli.”

Stampa

Recensioni
Roberta De Tomi, autrice e blogger La Penna Sognante
Stefano Buzzi, autore e blogger La Bottega dei Libri
Francesca Amore, autrice e blogger Cinque Colonne Magazine
Trisha Laine, autrice e blogger Emozioni Imperfette
Anna Maria Bisceglie, blogger Sognando con un Libro in Mano
Pamela Luidelli, autrice e blogger Un Caffè con Pamela
Salvatore Amato, autore e blogger Alcova Letteraria
Lettori Voraci alla riscossa!
Laura Altamura, autrice
Non avevo mai letto un libro del genere: un romanzo ben strutturato, un fantasy quasi esoterico ma, soprattutto, un’ esperienza emozionante.
La lettura è immersiva e ti trasporta in un universo parallelo dove le piante, la natura, le creature tutte non sono monadi isolate bensì realtà intimamente connesse tra loro e con il Tutto.
La penna dell’autrice crea una sorta di ipnosi (sarà perché il libro è nato da una trasposizione onirica?) e ti incatena alle pagine, ma il valore potente del testo si innesca quando termini di leggerlo, poiché semina innumerevoli input emozionali che lasciano il segno e scavano.
La vera forza motrice è Bethel, madre e donna e il suo desiderio di proteggere i propri figli, qui e Oltre.
La sua trasfigurazione in salice, nonché le successive mutazioni dello stesso, altro non sono che le nostre progressioni verso una rinascita.
Ho amato questa figura, la sua forza e fragilità: “Quando si avvicinano i sabba la quiete diventa impossibile per me. Mi sento donna, imprigionata dentro questo tronco. Mi sento viva e i miei ricordi e le mie speranze emergono come lastre di ghiaccio da un lago…”
Ho adorato il modo in cui viene percepita e amata : “La tua voce, Bethel, è fresca come l’acqua di questo lago e scivola attraverso i mondi del mio essere come una pioggia d’amore.”
Altro aspetto caratterizzante è che le descrizioni dei paesaggi non sono frutto di una mera osservazione, sono vive, e comportano nel lettore una fusione-coesione, si diventa parte della storia che, pur essendo fantastica e ispirata a tradizioni celtiche, può essere anche attualissima e rispecchiare il vissuto travagliato di ciascuno di noi.
Come attualissimi ho trovato miriadi di concetti, fra i tanti;
“L’equilibrio non esiste, è un’utopia, un istante, un sogno. L’uomo lo brama con tutto se stesso, ma il bilanciamento a cui può tendere è tutt’al più un’interpolazione di infinite approssimazioni con proporzioni diverse”.
Consiglio questa lettura a tutti, ma soprattutto a chi ha voglia di spalancare le numerose porte che spesso rendono a compartimenti stagno le nostre vite. Un viaggio illuminante.
Giovanna Panzolini, autrice
Ho terminato di leggere “Lacrime di Eternità”, di Elisabetta Tagliati (Aurea Nox), è stata senza ombra di dubbio un’esperienza appassionata e appassionante. L’autrice definisce questo romanzo “onirico”, a fondo libro spiega nel dettaglio come dai propri sogni nascano storie, e in effetti devo dire che spesso durante la lettura ho avuto la sensazione di trovarmi dentro a un sogno, nel vivo di sapienti ed efficaci suggestioni celtiche. La storia è intrecciata di molti elementi, i principali sono sicuramente l’Amore Eterno (sì, proprio quello che spesso resta un sogno), l’amore genitoriale, l’amore universale.
Attorno ad essi si sviluppano molte altre tematiche non meno profonde, che sfociano in considerazioni filosofiche, spirituali, emotive e fisiche.
Sembra un interessante e confortante percorso “apparentemente nascosto” che induce a riflettere sulla vita e sulla morte, sulle guerre interiori, quelle familiari e quelle reali a tutti gli effetti, sulla pace e sulla fede, sulla potenza della Natura, sull’equilibrio cuore/mente/corpo/spirito.
Riguardo la trama non saprei come riassumerla proprio perché è molto ricca, intensa e curata nei dettagli emotivi, posso sicuramente suggerire la lettura a chi ama le suggestioni celtiche e anche a tutti gli altri, in quanto grazie agli interessanti approfondimenti a fondo libro, la comprensione risulta agevole anche per i neofiti come me.
Ci sono collegamenti con il calendario celtico e gli influssi delle stagioni, con gli elementi Terra/Acqua/Fuoco/Aria, con la numerologia e antiche credenze. Ci sono profondi aforismi che aprono le parti in cui è suddiviso il testo, ognuna con il nome di uno degli otto sabba e ricollegata alla stagione materiale ed emotiva. La prosa a tratti è molto commovente, a tratti schiaffeggia. Ho evidenziato diversi punti e penso che più avanti li rileggerò per approfondire le mie riflessioni.
Chiusura da brivido.
E a proposito, c’è una cosa importante da dire, “Lacrime di Eternità” è il secondo volume di una Saga, preceduto da “Oltre l’abisso”, che io non ho letto. Trovo sia stata molto brava l’autrice a introdurre e catturare nella storia anche chi non ha letto il precedente, con il solo aiuto di un breve prologo. Si conclude la lettura e si ha voglia di ritrovare quei personaggi, o di “ritornare indietro” per conoscere cosa ci siamo persi.
Grazia Capone, autrice ed editrice
L’arte vera è quella che ti connette alla materia bruciante della Connessione: Connessione con la Terra, gli altri esseri e regni animali e vegetali, l’intera scala dell’esistenza.
In questo libro le radici celtiche, la cui profondità permea il sapere ancestrale di questo pianeta, offrono l’emozione di vivere una storia fantastica, ma che appare vera, che ci riconnette a una dimensione misteriosa, ma reale della nostra esistenza.
Le guerre, le battaglie tra energie, tra esseri che combattono in schieramenti e l’anelito al superamento di tutti gli schemi.
Alcune figure femminili tratteggiate, ad esempio quella di Duana, sono di rara bellezza, intagliate nella materia del male più terrificante che riesce infine a sublimare se stesso.
Bruna Gonzi, autrice
Questo è un libro pregno di tanto: pensieri, simbolismi, eccesso di amore nelle più svariate sfaccettature, in una condensazione che li rielabora per riproporre nuovamente altri pensieri, altri simbolismi, molto intimi e introspettivi. Addirittura una trasformazione affinché il TUTTO, morte compresa, possa risultare più tollerabile..… ma potrà mai una vita, vissuta con intensità e spavalda temerarietà, accettare di possedere solo la capacità dell’ascolto in un involucro di salice che vibra senza più voce, le cui foglie fremono di un amore ancora incontenibile?! Bethel, Capoclan di popolo celtico, alla sua morte verrà trasfigurata in pianta (un salice appunto) e farà così ritorno alla Terra e con le radici trarrà linfa nuova, necessaria a chiedere aiuto alla Natura per i tre figli che, in modo diverso, vengono a lei in cerca di sostegno. Credendo a Bethel/Salice quale fonte di prodigi, saranno in tanti e non solo i figli, a intraprendere lunghi cammini per rinfrescarsi all’ombra delle sue grandi fronde ed esporre ciò che li affligge in attesa di un suo segno di comprensione e amore.
Ci si domanda come sia possibile tante pagine per raccontare spesso le stesse emozioni ma, come ad ogni primavera vediamo gli stessi boccioli, così sappiamo che non saranno mai uguali perché diverso sarà il nostro sguardo e i sentimenti che ci inducono a guardarli…”frammenti sempre diversi dello stesso mosaico”…
Leggenda celtica che parla di Druidi, Dei e Semidei, Clan di popoli sempre in guerra, amori impossibili. Gli otto Sabba che scandiscono lo scorrere del tempo con specifiche celebrazioni, fanno da cornice entro la quale ogni evento acquisisce importanza. Libro difficile per me che leggo tutt’altro genere! È stata una sfida che ho vinto riuscendo ad entrare ed apprezzare il pregevole racconto di questa autrice che possiede evidenti capacità di narrazione. Descrizioni emotive che, seppur appartenute a racconto leggendario, ben le possiamo contestualizzare e rendere attuali: …”uniti come Popolo, separati come famiglie e liberi come individui”…
Riccardo Iannaccone, autore
Originale, diverso, con uno stile proprio e distinguibile.
Le opere di questa autrice sono un’autentica nuotata nella narrativa più onirica e magica possibile.
Personalmente è un romanzo da consigliare e leggere, attraverso la cura del dettaglio e del dialogo. Un must read.
Leopoldo Lenza, autore
Leggere “Lacrime di Eternità” mi ha evocato molte riflessioni, la prima che mi viene in mente la cito direttamente da te “c’è bisogno di silenzio per ascoltare il cuore”, una cosa che spesso non facciamo, perchè ci facciamo prendere dalla verbosità… ma noi siamo scrittori e ci viene spontaneo.
Poi mi è piaciuto come ancora una volta Elisabetta ha raccontato tutta la gamma dei sentimenti umani al di là del costante bisogno di Amore che domina.
Dal “sopravvivere al proprio passato per avere un futuro” e non soffrire perché “si sta creando spazio per qualcosa di migliore”… perché il guaio dell’amore è che “si è nudi in una danza di coltelli” e quindi si rischia di essere manipolati se si fa leva su quello.
Ma è un rischio da correre perché poi il tempo passa e a volte “è proprio quando non c’è più tempo che si inizia a vivere”.
Poi “ci sono percorsi che pretendono di essere attraversati… poi si comprenderà” come fa da sempre Bethel e anche Duana. Allo stesso modo l’uomo fa guerre inutili ma necessarie… forse!!!
Io voglio tornare ai “baci ondosi” dell’amore fisico dei “sensi che si ubriacano di malinconia” anche se il sacrificio di Jarlath è stato il momento più toccante… quasi un nuovo Salvatore.
Ma la cosa più mirabile è ciò che contraddistingue l’uomo, quella sua commistione tra scienza e sacralità… che lo rende unico.
Spero io nel mio piccolo che la mia anima artistica voli con Elisabetta ancora a lungo e che la sua opera susciti le più alte riflessioni al dì la di mondi Celtici ben raccontati al di là delle disamine storiche che in letteratura possono essere un po’ deviate.
Deve confessarti che il mio equilibrio interiore è di molto aumentato dopo questa lettura.
Sara Brillante, autrice
Ho vissuto il sogno.
L’autrice mi trascina in un vortice emozionale senza pari, all’interno del quale non esiste più né il tempo né lo spazio. Vengo accolta dalla natura incontaminata e da Bethel, Capoclan celta, donna, madre, amante, trasfigurata in un lussureggiante salice; mentre le radici affondano e trovano vigore in madre terra, nuova linfa si estende e percorre il suo essere sino ad esplodere, diffondendo energia verso ogni singolo ramo.
Non si placa il suo animo, non trova la degna pace in quanto l’incomprensione regna sovrana nel suo clan, ma soprattutto tra coloro che ama con tutta le proprie forze: i suoi stessi figli.
Coloro che cercano in lei, rendendola alla pari di una divinità, il conforto di una mamma, punita per avere scelto di “vivere nella passione e non morire lentamente”.
I personaggi si susseguono in un cerchio di personalità dirompenti, l’incontro con Duana si rivela affascinante, in quanto è suggestionata da un forte potere oscuro, quello del suo stesso padre; soltanto attraverso la morte riuscirà a rinascere spiritualmente.
Le stagioni ruotano e con esse i sabba celtici, Bethel subisce ulteriori mutazioni, esattamente quelle di colei che “non è albero, non è donna, non ha un’identità…eppure è”, e porterà con sé “Lacrime d’eternità!”
Bravissima Elisabetta Tagliati! Libro consigliatissimo.
Silvia Ferretti, lettrice su Goodreads
Lacrime di eternità di Elisabetta tagliati è il continuo di Oltre l’abisso che ho letto qualche anno fa.
Una saga fantasy che mi ha entusiasmata e incollata in un limbo, costantemente in bilico tra sogno e realtà. Infatti, la scrittura di questa autrice è molto onirica, si affida al sogno per inoltrarci tra i celti, tra leggende, guerre, profezie. La protagonista, Bethel, si è rincarnata in un salice, la sua vita traspira e muta nell’albero, i suoi sogni, le sue speranze, le sue lotte succhiano linfa dall’aspra terra attraverso le radici. La natura è un elemento fortissimo e vivido, catapulta il lettore nel sensore dionisiaco di un sogno che non può interrompersi, tra creste e guglie, laghi e boschi; si dà la corda per ricaricare il pendolo e un uccellino esce dalla casetta allo scoccare del mezzodì.
La guerra versa sangue fraterno, nella corteccia batte un cuore colmo di sogni, l’avventura cresce con la tensione, una volta aperto, il libro si legge da solo.
L’eternità è lontana un passo, le sue lacrime hanno il sapore dolceamaro della rinascita, il wasabi fa lacrimare gli occhi, meglio mangiarlo in piccole dosi.
Lacrime di eternità è un ottimo fantasy che consiglio a tutti gli amanti del genere e anche a chi, come me, non si appassiona con questo genere letterario, perché questo fantasy è diverso, riesce a coinvolgere anche chi non legge fantasy.
Nacho Perez, lettore su IBS
Continuo di Oltre l’abisso, Lacrime di eternità è un fantasy onirico di una potenza evocativa più unica che rara che costituisce quella che ha tutte le carte in regola per diventare una saga fantasy che appassionerà tutti gli amanti del genere: La saga dell’abisso.
Silvia Iside, autrice
Questo secondo capitolo di Oltre l’abisso, vede Bethel approfondire la sua condizione di eroina del romanzo. La protagonista è ora in comunione con la Natura, è divenuta un salice, ma il suo cuore di donna-moglie-madre-saggia la porta a riflessioni filosofiche e attuali.
In particolare ha bisogno di recuperare il dialogo coi suoi figli, saranno proprio loro gli attori principali di questo nuovo dramma, soprattutto Duana, figlia del druido Vessagh, la quale è animata da un rancore incrollabile e vive una relazione col suo stesso fratello. Molto vivida la loro vicenda. È comunque lei il personaggio che ho preferito.
Al salice Bethel si recano tutti coloro che desiderano una grazia eppure lei non è una dea, non può cambiare neppure i sentimenti del proprio cuore nonostante Makena, il compagno della sua giovinezza abbia proseguito a nutrire la speranza che ciò accadesse. Forse nemmeno Vessagh è magico come ha sempre creduto… la magia è in lei, è in noi stessi!
Il tormento, la passione e la divisione del cuore di Bethel non cessano mai, lei osserva i destini dei suoi figli, segnati dalle ambizioni, i vari mutamenti in sé stessa e nel mondo, questo mondo ampiamente ispirato a quello celtico. Alla fine delle note foriscono interessanti infomazioni su alcuni aspetti del mondo norreno.
Consigliato da parte mia.
Beniamino Malavasi, blogger Il circolo Fozio
Lacrime di eternità: l’atteso, denso, seguito di Oltre l’Abisso.
Possiamo dire che Elisabetta Tagliati si supera nel dare immagine al prosieguo del suo Sogno che vede, più che mai, Bethel Tallac, non più essere umano, ma Spirito, centro nevralgico delle vicissitudini dei suoi figli (e nipoti).
Con una guerra che aleggia sullo sfondo di ogni pagina – simbolo dell’atavica contrapposizione di come l’Essere Umano veda sé stesso avverso il suo Io e quello degli altri – Lacrime di eternità è un viaggio, una riflessione, un’analisi di cosa sia l’Amore: da quello tutt’altro che lineare di Bethel verso i suoi congiunti a quello proibito, incestuoso, tra i fratelli Jarlath e Duana.
Amore e religione: chi è Dio? Forse la Natura? E gli Dei?
Tagliati pone a sé e, di rimando, al Lettore interrogativi che, probabilmente, non hanno, perché non possono avere, risposta univoca; e il finale, inaspettato, dal sapore wagneriano per la sua complessità di significato, per il grandioso dramma Umano che descrive, per la chiusura di un Cerchio da troppo tempo in attesa di soluzione, ne è la prova.
È impegnativa la lettura di Lacrime di Eternità. Tagliati ricorre a un linguaggio pieno: ogni parola mira a dare vita, colore; a trasmettere sensazioni legate a quello specifico accadimento, a quella particolare riflessione.
“Per questo è così difficile descriverne i momenti: perché appartengono all’emozione, all’attimo infinito dell’esperienza che si introduce negli antri dell’anima, lasciando una traccia imperitura. È facile narrare gli avvenimenti, ma non è altrettanto semplice farlo con i sentimenti, del pari preziosi compagni di avventura.
Un viaggio non si racconta, un viaggio lo si vive.”
Mente aperta, sgombra da pensieri, e senza assilli temporali: ecco qual è l’unico, il solo modo positivo per approcciarsi a Lacrime di Eternità.
A ogni buon conto – e di ciò va dato merito all’Autrice – l’apparato di note esplicative, unito ad Appendici di approfondimento, consentono al lettore di comprendere anche le sfumature più ostiche di un romanzo per pochi Eletti.
Buona, meditata, lettura.
Michele Rossanigo, autore
La storia potrebbe essere inserita di diritto nel panteon della mitologia nordica. Potrebbe essere uno dei racconti o delle leggende che narrano le gesta dei popoli celtici, delle loro divinità e dei loro eroi. I protagonisti di questo spaccato antico ma narrato in chiave moderna sono i figli di Bethel in lotta tra loro. La madre, tramutata in salice, è praticamente una divinità. Tuttavia non ha poteri, non può intervenire nelle vicende terrene e non può nulla se non osservare le vidcende che restano umane.
Per molti aspetti il racconto mi ha riportato alla memoria il sottotesto del film Excalibur. Merlino diceva una cosa simile “I nostri tempi hanno i giorni contati. Il Dio unico viene a scacciare i molti dei. Gli spiriti del legno e del ruscello si fanno silenziosi. È il modo in cui stanno le cose. Sì… è il momento che gli uomini camminino sulle loro gambe”. Anche in questo romanzo ho sentito una tragica malinconia per un passato in cui uomini e animali potevano parlare. Ora Bethel è silente spettatrice disperata di un mondo che resiste fino a oggi solo nel mito.
Bello. Dentro c’è tutto il ricordo nostalgico per un passato che mai abbiamo vissuto e per le pulsioni umane che non le appartengono più, quelle sì, sempre uguali a se stesse e irreprimibili.
Interviste
Il cuore celtico di Aurea Nox
Con Gioann Pòlli all’associazione Amici del Libro di Modena
Intervista Aurea Nox – L’oro della coscienza
Presentazione alla community di Lacrime di Eternità
LibrIntervista
Intervista con Giuseppe Bagno di Pillole di Storia e Letteratura
Il Salotto Culturale di Palm
Intervista con Andrea Ansevini
